Ci sono momenti nei quali, soprattutto da parte delle istituzioni, servirebbero prudenza, senso di responsabilità e una visione di lungo periodo.
Quello che stiamo vivendo a Catania è uno di questi momenti.
È in corso una procedura per la cessione della maggioranza di SAC e il mercato internazionale ha dato una risposta inequivocabile: 14 operatori hanno manifestato interesse e 10 grandi gruppi italiani e internazionali sono stati ammessi alla seconda fase, tra cui alcuni dei principali operatori aeroportuali mondiali. È un segnale straordinariamente importante sulla capacità di attrazione e sulle prospettive del sistema aeroportuale Catania-Comiso.
Ed è proprio adesso che un ministro della Repubblica, oltretutto catanese, sceglie di dichiarare pubblicamente che Fontanarossa non può diventare un hub internazionale perché “manca lo spazio”.
Non contestiamo il diritto di chiunque, ministro compreso, ad avere un’opinione. Ma una cosa è un’opinione personale, un’altra è parlare del futuro di un’infrastruttura strategica mentre è in corso una gara internazionale che riguarda proprio le sue prospettive di sviluppo.
Queste dichiarazioni sono improvvide, intempestive e potenzialmente nocive.
Perché Fontanarossa non è un aeroporto qualunque.
È l’aeroporto di Catania, ma è soprattutto uno degli snodi fondamentali della mobilità dell’intera Sicilia. Nel 2025 ha movimentato oltre 12,3 milioni di passeggeri, risultando il quinto aeroporto italiano per traffico passeggeri.
C’è poi un altro elemento che non può essere ignorato: la fortissima attrattività commerciale di Fontanarossa per le compagnie aeree. Catania è da anni la principale porta d’accesso alla Sicilia e rappresenta, per molti vettori, lo scalo di riferimento per raggiungere il mercato siciliano. La sua posizione, la dimensione del bacino d’utenza e la possibilità di costruire collegamenti verso le principali destinazioni italiane ed europee e ormai anche oltreoceano fanno di Fontanarossa uno scalo ad altissimo valore strategico: essere presenti a Catania significa poter offrire ai propri passeggeri l’accesso a una delle reti di collegamenti più importanti e articolate da e verso la Sicilia. È precisamente questa capacità di attrarre domanda, compagnie e nuove rotte che rende Fontanarossa un’infrastruttura con concrete prospettive di crescita, non un aeroporto da considerare semplicemente in termini di spazio fisico disponibile.
La sua forza non è casuale: è collocato al centro dell’area più popolosa e dinamica della Sicilia ed è direttamente connesso alla rete autostradale, dalla Palermo-Catania e dalla Messina-Catania-Siracusa, a loro volta collegate dalla tangenziale di Catania, e connesso all’interporto e al porto di Catania, anch’esso in via di ulteriore sviluppo, grazie al diretto Asse dei Servizi. Nell’area di Fontanarossa esiste inoltre un sistema di intermodalità ferroviaria destinato a essere ulteriormente potenziato.
E allora il problema non è certo “spostare” Catania.
Il problema è fare finalmente rete.
L’Etna rappresenta una peculiarità e un rischio reale, che nessuno può ignorare. La cenere vulcanica può rendere necessarie limitazioni o sospensioni dei voli: è accaduto anche nei giorni scorsi, con una situazione particolarmente complessa che ha provocato cancellazioni e dirottamenti. Situazione che è stata comunque eccezionale, anche per l’insolita durata, e che non rappresenta né la normalità né una ricorrenza certa.
Ma proprio perché conosciamo il problema, la risposta seria non può essere: “allora Fontanarossa non può crescere”.
La risposta seria deve essere un sistema aeroportuale siciliano capace di reagire alle emergenze, nel quale Catania, Comiso, Palermo, Trapani e, quando necessario, Reggio Calabria siano collegati e coordinati, con collegamenti ferroviari e stradali efficienti.
È questa la vera sfida.
Perché un’emergenza vulcanica non si affronta indebolendo l’aeroporto principale della Sicilia. Si affronta costruendo ridondanza, intermodalità e collegamenti efficienti tra gli aeroporti e i territori.
E soprattutto non si può utilizzare un evento eccezionale per trasformare un problema di gestione dell’emergenza in una bocciatura delle prospettive strategiche di Fontanarossa.
Anzi: proprio gli episodi di questi giorni dimostrano quanto sia necessario investire in infrastrutture, collegamenti alternativi e capacità di risposta.
Fontanarossa deve continuare a crescere.
Nel breve e medio termine, deve essere realizzato il nuovo terminal B, deve essere realizzata la nuova pista, deve crescere l’intermodalità, devono migliorare i collegamenti ferroviari e stradali, deve essere rafforzata la capacità del sistema di gestire le emergenze.
Perché Catania non ha bisogno di un aeroporto ridimensionato.
Ha bisogno di un aeroporto sempre più forte, efficiente e connesso con il resto della Sicilia.
E se dieci grandi operatori internazionali stanno oggi valutando di investire nella SAC e nelle prospettive di sviluppo di Catania e Comiso, forse sarebbe il caso di ascoltare prima di tutto i dati, i progetti e il mercato, invece delle sensazioni personali.
Il futuro di Fontanarossa non si decide sotto l’ombrellone e non può essere affidato alle impressioni del momento.
Si decide con una visione strategica. Per Catania. E per tutta la Sicilia.
